Kashin Ryu JuJitsu

Il metodo

Il nome Kashin Ryu significa “Scuola Dei Fedeli” ed era il nome di una antica scuola di ju jitsu ormai estinta. Questo nome ci è stato suggerito dal maestro   Bosich a fine anni ottanta probabilmente per ricordare la nostra fedeltà nei suoi confronti e la serietà e correttezza che ha sempre contraddistinto i membri della nostra scuola. Ho iniziato tardi rispetto a tanti altri la pratica del ju jitsu, essendo uno studente lavoratore e quindi impegnato alla sera per nove mesi l’anno; ma una volta iniziato non ho più smesso.

Quando iniziai le mie aspettative erano di arrivare “forse” a cintura nera ma non pensavo di poter trascorrere invece tanti anni sul tatami a contatto con maestri di fama nazionale e internazionale, a volte persino affiancandoli come docente, e di raggiungere certi traguardi.

Il mio primo approccio al ju jitsu avvenne nel mese di febbraio del 1971 presso la palestra Priamar di Savona diretta dal maestro Giovanni Rebagliati, dove mi ero trasferito per lavoro.

Non avevo molte informazioni sul ju jitsu; le arti marziali non erano ancora diffuse come adesso, però mi dissero che lì si praticava il metodo Bianchi, un maestro fra i precursori del ju jitsu in Liguria. Il maestro Rebagliati era stato allievo diretto di Bianchi per cui, in quei tre anni in palestra, posso dire di aver appreso quasi direttamente dal fondatore del metodo.

Successivamente, con il mio trasferimento a Torino, non volendo interrompere l’attività, iniziai la ricerca di una palestra. Ne ho girate parecchie ma mi proponevano sempre aikido o karate. Fu a Villanova D’Asti che incontrai il maestro Dincol’Antonio Antonio, allievo del Soke Foralosso Luciano, una delle prime cinture nere di Bianchi. Egli insegnava uno stile di ju jitsu simile a quello dei miei esordi per cui decisi di fermarmi sino all’inizio degli anni ottanta, quando conobbi un maestro che mi colpì per la sua tecnica, le sue movenze sul tatami e la sua semplicità nell’esecuzione. Iniziai quindi a seguirlo ed ancora oggi, dopo ormai oltre trent’anni, la nostra scuola continua a farlo. È il nostro Maestro Guida Soke Renato cav. uff. Bosich 10° dan della scuola Aku na Sifta Shinto ryu.

Nel 1988 mi fu proposto di condurre alcuni corsi trimestrali di difesa personale per cui, sulla base delle esperienze di stili diversi di ju jitsu da me appresi, approntai uno specifico programma tecnico. L’arte marziale ha le sue regole, come ad esempio il rispetto dell’avversario e la ricerca della perfezione della tecnica; sicuramente ci porta allo studio della difesa personale ma in caso di aggressione la risposta deve essere rapida e semplice.

Questo primo programma tecnico, finalizzato alla difesa personale e rivolto ad utenti senza esperienza o a forze dell’ordine (naturalmente in quest’ultimo caso approntando un programma più specifico), è stato la base del metodo Kashin ryu ju jitsu.

Dopo questa prima esperienza proseguii, sempre sollecitato dal maestro Bosich, nello studio del ju jitsu praticando altri stili (nippon ju jitsu, aku na sifta na ryu, shobukai ryu), altre discipline (bo, iaido, kendo) e partecipando a stage di differenti arti marziali (aikido, kick boxing, kung fu, judo, karate) con lo scopo di accrescere il mio bagaglio tecnico.

Partendo da queste esperienze e da alcuni movimenti fondamentali (quali spostamenti e deviazioni) dello stile Aku na Sifta Shinto ryu del Soke Bosich, ho applicato, ovviamente con il suo benestare, quello che ritengo ci si aspetti da un’arte marziale e cioè una risposta immediata in caso di aggressione. Ho coniugato quindi la tecnica con una difesa rapida. Alcuni stili di ju jitsu hanno a mio modo di vedere, in fase di studio, tecniche a volte elaborate, mentre viene richiesta poi al singolo individuo la ricerca di una propria difesa personale. Con il metodo Kashin ryu ho cercato, o almeno provato, a rendere le tecniche più immediate. Le tecniche sono state studiate, come del resto richiede l’arte marziale, con la possibilità di essere adattabili a prescindere dalla struttura fisica o dall’età.

Il programma prevede l’apprendimento delle cadute, indispensabili sul tatami ma utili su strada; delle tecniche di proiezione, di sbilanciamento e di bloccaggio a terra; delle liberazioni da prese al corpo o da soffocamento; della difesa da attacchi di pugno, di calci o da attacco armato.

Sensei Claudio Comotto